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A cura di Kim Noci e Umberto Omodei
EPIDEMIOLOGIA E DIAGNOSI L’incidenza della GEU è compresa tra 0,8% e 2% del numero totale delle gravidanze. Appare stabile nei paesi europei, mentre è ancora in aumento negli USA, dove è passata da 4,5/1000 gravidanze nel 1970 a 19,7/1000 gravidanze nel 1992. L’incidenza della GEU è motivata sia dall’aumento dell’età femminile al momento del concepimento (cui si lega un aumentato rischio di patologia tubarica acquisita), sia dal miglioramento delle tecniche diagnostiche. Queste permettono, infatti, l’identificazione molto precoce delle GEU e pertanto anche di quelle GEU che, probabilmente, si sarebbero una volta risolte spontaneamente in fase preclinica.
I fattori di rischio hanno come effetto comune quello di provocare (fino al 90% dei casi), un’alterazione della normale struttura anatomica delle tube. Una patologia tubarica documentata, spesso l‘esito di un precedente chirurgico, di infezione pelvica o di endometriosi rappresenta il fattore di rischio più elevato per GEU, passando da un rischio relativo aumentato fino a 21 volte in caso di anamnesi positiva per chirurgia tubarica, ad un rischio relativo aumentato di 2 - 4 volte in caso di anamnesi positiva per infezioni pelviche (gonorrea – chlamydia) e per malattia infiammatoria pelvica (PID). Episodi ricorrenti di infezioni pelviche tendono invece ad aumentare la probabilità di occlusione tubarica con percentuali pari a 12,8% dopo 1 infezione, 35,5% dopo 2 infezioni, 75% dopo 3 o più infezioni. Il 33% delle gravidanze che si ottengono dopo sterilizzazione tubarica sono extra uterine. Il rischio appare maggiore per le procedure di sterilizzazione eseguite in laparoscopia con diatermocoagulazione bipolare, a motivo di occlusione tubarica incompleta, di ricanalizzazione tubarica anormale, di fistolizzazione tubo-peritoneale. In seguito ad una precedente GEU il rischio relativo di recidiva viene aumentato di 7 – 9 volte. Ciò in considerazione del fatto che la maggior parte dei fattori eziologici persiste anche dopo il trattamento della prima GEU. Il rischio aumenta ulteriormente in proporzione al numero di precedenti GEU. Si riduce invece se l’iniziale GEU è seguita da una gravidanza in utero. L’esposizione in utero al dietilstilbestrolo provoca un aumento del rischio relativo di 5 volte, in conseguenza delle alterazioni morfologiche delle tube (assenza o forte riduzione delle fimbrie, ridotto calibro e lunghezza). Nelle portatrici di IUD il rischio relativo viene aumentato di 6 volte se confrontato con gruppi controllo di gravide, ma non risulta significativo se confrontato con gruppi controllo di non gravide. In altre parole, una donna non gravida, portatrice di IUD ha lo stesso rischio di avere una GEU di una donna non gravida e non portatrice di IUD. Tuttavia siccome lo IUD impedisce più efficacemente una gravidanza intrauterina che un impianto extra uterino, una gravidanza in presenza di IUD sarà più facilmente una GEU. L’infertilità aumenta modestamente il rischio di GEU in modo particolare nei casi di gravidanza insorta durante il trattamento dell’infertilità. L’aumentato rischio di GEU viene attribuito alla causa dell’infertilità, risultando 4 volte maggiore in caso di sterilità legata a causa tubarica. Un pregresso intervento di chirurgia ricostruttiva tubarica aumenta il rischio di GEU del 10% rispetto a pazienti infertili per causa tubarica ma senza precedenti chirurgici.
La sede della gravidanza ectopica è tubarica nel 98% dei casi. E più precisamente ampollare nel 78% delle localizzazioni, istmica nel 12%, fimbrica nel 6%, interstiziale e cornuale nel 2%. La restante quota è addominale, cervicale ed ovarica.
La mortalità da GEU è passata da 3,5/1000 casi nel 1970, a 0,5/1000 casi nel 1983. Pur tuttavia quest’evento rimane la prima causa di mortalità materna nel primo trimestre (90% delle volte per emorragia). Risulta 10 e 50 volte più frequentemente causa di mortalità rispetto al parto e rispetto ad IVG, e nel complesso il 9 – 13% della mortalità associata alla gravidanza.
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