| Infezioni ospedaliere |
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| Infezioni Ospedaliere |
| Scritto da Enrico Finale |
| Sabato 03 Gennaio 2009 13:27 |
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Le infezioni ospedaliere (IO) costituiscono una grande sfida ai sistemi di salute pubblica, perché sono un insieme piuttosto eterogeneo di condizioni diverse sotto il profilo microbiologico, fisiologico ed epidemiologico che hanno un elevato impatto sui costi sanitari e sono indicatori della qualità del servizio offerto ai pazienti ricoverati. Causate da microrganismi opportunistici presenti nell’ambiente, che solitamente non danno luogo a infezioni, le IO possono insorgere su pazienti immunocompromessi durante il ricovero e la degenza o, in qualche caso, anche dopo la dimissione del paziente e possono avere diverso grado di gravità, fino ad essere letali. Le IO possono interessare anche gli operatori sanitari che lavorano a contatto con i pazienti, e quindi misure adeguate devono essere prese non solo per trattare le persone ricoverate ma anche per prevenire la diffusione delle IO tra il personale che fornisce assistenza e cura. Nonostante l’elevato impatto, sia sociale che economico, dovuto alle IO, i sistemi di sorveglianza e di controllo e le azioni per ridurne gli effetti sono invece ancora piuttosto disomogenei da paese a paese e a livello nazionale, anche se negli ultimi anni sono stati messi a punto e implementati numerosi programmi. Gli studi effettuati indicano che è possibile prevenire il 30 per cento delle IO insorte, con conseguente abbassamento dei costi e miglioramento del servizio sanitario. Incidendo significativamente sui costi sanitari e prolungando le degenze ospedaliere dei pazienti, le IO finiscono con l’influenzare notevolmente la capacità dei presidi ospedalieri di garantire il ricovero ad altri pazienti. TIPI DI INFEZIONI Normalmente, siti di sviluppo dell’infezione possono essere i polmoni, i siti di inserzione di un catetere, il tratto urinario, le ferite (comprese quelle chirurgiche e da decubito). Le infezioni possono avere origine da:
Nei diversi studi sono stati identificate diverse decine di microorganismi appartenenti a generi diversi. Tra i fattori di rischio per le IO vengono identificati:
inoltre concorrono a costituire rischio:
Le infezioni ospedaliere più studiate vengono solitamente classificate in:
PREVENZIONE E SORVEGLIANZA Uno dei problemi relativi alle IO è la loro identificazione, classificazione e quantificazione. Per cercare di risolvere questo aspetto, sono state messe a punto definizioni di caso dai CDC americani ma anche da programmi europei come Helics e Earss. Negli Stati Uniti e nel nord Europa esiste un sistema di controllo e sorveglianza mentre nel nostro paese questo sistema non è ancora operativo. Gli studi italiani hanno però rilevato che le caratteristiche epidemiologiche delle IO individuate sono simili a quelle descritte dal sistema americano, il National Nosocomial Infections Surveillance System (NNIS), che costituisce quindi un valido punto di riferimento. In Italia, Il Ministero della Sanità ha emanato due Circolari Ministeriali, (la n. 52/1985 e la n. 8/1988) nelle quali vengono definiti i requisiti di base dei programmi di controllo e viene costituito un comitato di controllo per la lotta alle infezioni in ciascuna struttura ospedaliera con la disponibilità di un’infermiera dedicata principalmente ad attività di sorveglianza e controllo. Nonostante queste misure, in Italia non è però ancora stato attivato un sistema di sorveglianza nazionale (ossia una rilevazione corrente dei casi di infezione ospedaliera). Uno dei problemi individuati da alcuni studi (come il dossier tecnico della Regione Emilia Romagna) è la carenza di personale dedicato ai sistemi di rilevazione e identificazione. Negli Stati Uniti e nei paesi del Nord dell’Europa, questa attività è svolta dalle cosiddette “Infection Control Nurses” (infermiere addette al controllo delle infezioni ospedaliere). Negli ospedali del NNIS, ad esempio, esiste una figura dedicata che può essere un’infermiere ma anche un microbiologo, un medico o un epidemiologo, che raccoglie i dati, li interpreta, li comunica al network tramite un database, identifica i problemi, e attua misure di prevenzione. L’indicazione data dal NNIS è di avere almeno una persona dedicata ogni 250 pazienti per ogni presidio. Uno studio svolto dall’ISS e dall’Ospedale Spallanzani nel 2000 su tutti gli ospedali italiani con più di 300 posti letto e su un campione del 50 per cento di quelli più piccoli ha rilevato che un comitato di controllo attivo è presente solo nel 50 per cento dei 428 ospedali rispondenti, anche se il 43 per cento ha un medico addetto, il 33 per cento una figura infermieristica dedicata. Un sistema di sorveglianza è presente nel 39 per cento dei presidi mentre il 14 per cento conduce sorveglianza attiva di alcuni indicatori clinici. Anche se l’80 per cento ha predisposto almeno un protocollo scritto, soltanto il 21 per cento dei presidi con terapia intensiva ha protocolli per la prevenzione delle polmoniti ed il 31 per cento degli ospedali con reparti chirurgici ha protocolli per la prevenzione delle infezioni post-operatorie. CENNI DI MICROBIOLOGIA Schematicamente, si possono distinguere alcune tappe:
Va ricordato che la contaminazione è profondamente diversa dall'infezione: la contaminazione può talora esaurirsi senza ulteriore evoluzione e senza lasciare traccia di sè. Per contro, non sempre l'infezione sfocia nella malattia propriamente detta. La trasmissione delle malattie infettive può essere schematizzata in questo modo: Le sorgenti delle malattie infettive umane sono rappresentate da altri esseri umani o, meno di frequente, da animali infetti. La trasmissione delle malattie infettive si può verificare:
La medicina ha compiuto, nel corso dei secoli e in particolare dopo l'adozione del metodo sperimentale, enormi progressi. Basti ricordare alcuni significativi raggiungimenti del ventesimo secolo: la scoperta dei sulfamidici, degli antibiotici e di vaccini efficaci, capaci di arginare pericolose malattie infettive; gli straordinari progressi dell'anestesia (tecniche di intubazione, analgesici, curari), che hanno permesso di eseguire interventi chirurgici prima impensabili; i trapianti d'organo; la nascita della rianimazione; lo sviluppo della radiologia (mezzi di contrasto artificiali, medicina nucleare, ecografia, TAC, RMN); l'uso di psicofarmaci sempre più validi nella cura delle turbe mentali. La sopravvivenza di individui un tempo destinati a soccombere, l'utilizzo di terapie efficaci e, talvolta, ritardi organizzativi e insipienze hanno creato nuovi problemi e cambiato volto a vecchi problemi: uno di questi è rappresentato dalle infezioni ospedaliere. Nel diciannovesimo secolo si moriva di infezione contratta in ospedale molto più di oggi: chi subiva interventi chirurgici era particolarmente a rischio. Tali rischi perdurarono sino a che J. Lister, in Scozia, mise a punto i suoi metodi antisettici. Oggi le infezioni ospedaliere sono sostenute prevalentemente da batteri per il passato considerati poco o nulla patogeni, con una prevalenza dei Gram negativi (Vedremo perché). In generale dicesi infezione ospedaliera (o infezione nosocomiale) quella contratta dal soggetto in ospedale e che si può manifestare sia nel corso del ricovero, sia dopo la dimissione. Si tratta di un'infezione contratta in ospedale da un paziente che si è ricoverato per un'altra causa. Può essere sostenuta da germi patogeni tradizionali, come salmonelle e virus dell'epatite, o, più di frequente, dai cosiddetti microrganismi opportunisti. Può determinare un allungamento della degenza (costi umani ed economici aggiuntivi) e talora anche la morte. I germi opportunisti sono microrganismi scarsamente virulenti, molto numerosi nell'ambiente ospedaliero, che sono pericolosi per determinati soggetti. L'uso indiscriminato degli antibiotici ha favorito la proliferazione in ospedale di ceppi antibiotico-resistenti, agenti causali di numerose infezioni. Per tale motivo, l'antibiotico-terapia dovrebbe essere il più possibile mirata, cioè seguire all'isolamento del germe responsabile dell'infezione. A ciò servono gli esami colturali associati all'antibiogramma. Anziani, politraumatizzati, ustionati, prematuri, diabetici, pazienti oncologici, pazienti sottoposti ad importanti interventi chirurgici, pazienti critici le cui difese immunitarie si sono abbassate (soggetti immunodepressi o immunocompromessi) possono facilmente, durante la degenza in ospedale, sviluppare un'infezione. A volte succede che manovre invasive come interventi chirurgici, cateterismi venosi o cardiaci, terapie iniettive, trasfusioni, introduzione di sonde varie aprano la strada a germi responsabili di infezione. È sempre raccomandabile a chi attende a tali manovre il rispetto della più rigorosa asepsi. Un pericolo è rappresentato dall'affollamento. Più malati in una stanza possono trasmettersi vicendevolmente germi: è il fenomeno delle infezioni crociate. Da evitare anche l'affollamento dei visitatori al capezzale di un paziente immunocompromesso. È questo il motivo principale per cui l'accesso ai reparti di terapia intensiva è rigidamente regolamentato. Spesso sono carenze strutturali, organizzative o semplicemente igieniche che determinano l'infezione in un ricoverato. Fu Semmelweis, grande medico misconosciuto dai suoi contemporanei, che, già nell'Ottocento, identificò nella scarsa igiene delle mani dei dottori del tempo la causa della temibile febbre puerperale. Il lavaggio accurato, metodico delle mani (comprensivo degli avambracci) è ancor oggi il presidio più efficace nella prevenzione delle infezioni ospedaliere. Importante è anche il corretto impiego di materiale monouso: guanti, siringhe, camici, mascherine bucco-nasali, ecc., che impedisce agli operatori di veicolare involontariamente microrganismi patogeni. Oltre all'igiene del malato e del personale di assistenza, particolare attenzione va posta alla decontaminazione di strumenti, oggetti, ambienti. Tra le procedure che possono essere messe in atto, a questo proposito, nella prevenzione delle infezioni ospedaliere, vanno ricordate:
Va ricordata anche la disinfestazione: consiste nel distruggere, nel loro ambiente ecologico e nell' habitat umano, i vettori (es.: mosche, zanzare) dei microrganismi patogeni, nonché nell'allontanarli dal possibile contatto con l'uomo. EPIDEMIOLOGIA DELLE INFEZIONI Sorgente Ospite Trasmissione (1) Trasmissione per contatto: è il più importante e frequente modo di trasmissione delle infezioni nosocomiali, suddivisibile in due sottogruppi: per contatto diretto (a) e indiretto (b). a) contatto diretto: implica un contatto diretto tra la superficie di due corpi ed il trasporto fisico di microrganismi da una persona colonizzata od infetta ad un ospite suscettibile come accade quando un infermiere volta o lava un paziente, o effettua un'altra attività assistenziale che richiede un contatto personale diretto. La trasmissione per contatto diretto può altresì verificarsi tra due pazienti, di cui uno funge da sorgente e l'altro da ospite. b) contatto indiretto: comporta il contatto di un ospite recettivo con oggetti contaminati, usualmente inanimati, come strumenti, aghi, medicazioni o mani contaminate che non sono lavate o guanti non sostituiti tra paziente e paziente. (2)Trasmissione mediante gocciolíne: è teoricamente una forma della trasmissione per contatto; tuttavia, il meccanismo di trasporto del patogeno all'ospite è piuttosto diverso dalla trasmissione per contatto diretto o indiretto. Perciò la trasmissione mediante goccioline sarà considerata, in queste linee-guida, una via distinta di trasmissione. Le goccioline sono prodotte dalla persona che funge da sorgente in primo luogo attraverso la tosse, lo starnuto, o parlando, o durante l'esecuzione di certe procedure come broncoscopia e aspirazione. La trasmissione avviene quando le goccioline che contengono microrganismi prodotti dall'individuo infetto sono inviate a breve distanza attraverso l'aria e depositate sulle congiuntive, le mucose nasali o la bocca dell'ospite. Poiché le goccioline non restano sospese nell'aria, per prevenirne la trasmissione non sono richieste particolari ventilazioni o trattamenti dell'aria: ciò significa che la trasmissione mediante goccioline non deve essere confusa con la trasmissione per via aerea. (3)Trasmissione per via aerea: avviene per disseminazione, sia di nuclei di goccioline per via aerea (piccole particelle residue, di dimensione di 5 micron o meno, di goccioline evaporate contenenti microrganismi che rimangono sospese nell'aria per lunghi periodi di tempo) che di particelle di polvere contenenti l'agente infettivo. I microrganismi trasportati in questo modo possono essere ampiamente dispersi dalle correnti d'aria ed essere inalati da un ospite suscettibile, nella stessa stanza, o a più lunga distanza dalla sorgente in rapporto a fattori ambientali: per questa ragione, per prevenire la trasmissione per via aerea, sono necessari particolari trattamenti dell'aria e idonea ventilazione. Mycobacterium tuberculosis, i virus della varicella e del morbillo sono microrganismi inclusi nella trasmissione per via aerea. (4)Trasmissione tramite veícolí comuni: riguarda microrganismi trasmessi da oggetti contaminati come cibo, acqua, medicazioni, presidi ed attrezzature. (5) Trasmissione mediante vettori: avviene quando vettori come zanzare, mosche, topi ed altri animali trasmettono microrganismi; questa via di trasmissione è di minor importanza rispetto ad altre vie di trasmissione. Le misure di isolamento sono state studiate al fine di prevenire la trasmissione in ospedale di microrganismi attraverso queste vie. Poiché gli agenti e i fattori dell'ospite sono più difficili da controllare, si ritiene di intervenire anzitutto interrompendo il trasporto dei microrganismi. Le raccomandazioni contenute in queste linee-guida sono basate su questo concetto. Tuttavia, sottoporre un paziente a misure di isolamento presenta spesso alcuni svantaggi per l'ospedale, i pazienti, il personale e i visitatori. Esse possono infatti richiedere attrezzature particolari e modificazioni ambientali che accrescono i costi dell'ospedalizzazione. Le misure di isolamento possono comportare visite frequenti da parte di infermieri, medici, ed altri inconvenienti per il personale e possono rendere più difficile per lo stesso assicurare quell'assistenza pronta e frequente che talvolta è richiesta. L'impiego per un solo paziente di una stanza a più posti occupa spazi che, altrimenti, potrebbero essere impiegati per più individui. In più la solitudine forzata priva il paziente delle normali relazioni sociali e può essere psicologicamente dannosa, specialmente per i bambini. Questi svantaggi, tuttavia, devono essere confrontati con l'obiettivo dell'ospedale di prevenire la diffusione al suo interno di microrganismi pericolosi ed importanti dal punto di vista epidemiologico. BASI DELLE MISURE DI ISOLAMENTO Lavaggio delle mani ed uso dei guanti Lavarsi le mani prontamente e completamente, per quanto possibile, dopo il contatto con i pazienti e dopo il contatto con sangue, liquidi organici, secrezioni, escrezioni, attrezzature od oggetti contaminati dagli stessi è una parte importante delle misure di isolamento e di controllo delle infezioni nosocomiali. In aggiunta al lavaggio delle mani, anche i guanti giocano un ruolo importante nella riduzione dei rischi di trasmissione dei microrganismi. I guanti sono usati in ospedale per 3 importanti ragioni. Anzitutto, sono indossati per assicurare una barriera protettiva e per prevenire la contaminazione delle mani quando toccano sangue, liquidi organici, secrezioni, escrezioni, mucose e cute non integra, o, in circostanze specifiche, per ridurre il rischio di esposizione a patogeni trasmissibili per via ematica. In secondo luogo, i guanti sono usati per ridurre la probabilità che i microrganismi presenti sulle mani del personale siano trasmessi ai pazienti durante procedure invasive od altre pratiche assistenziali che comportino il contatto con le mucose del paziente e la cute non integra. In terzo luogo, i guanti sono usati per ridurre la probabilità che le mani del personale contaminate con microrganismi provenienti da un paziente o da una sorgente possano fungere da mezzo di trasmissione ad un altro paziente. In questa situazione, i guanti devono essere cambiati tra paziente e paziente e le mani dovrebbero essere lavate dopo che i guanti sono stati tolti. L'indossare i guanti non elimina la necessità di lavarsi le mani poiché i guanti possono avere piccoli difetti non visibili o possono essere lacerati durante l'uso o, infine, le mani possono essere contaminate durante la rimozione degli stessi. La mancata sostituzione dei guanti dopo il contatto con i pazienti è un rischio ai fini del controllo delle infezioni.
Sistemazione dei pazienti Quando la camera singola non è disponibile, un paziente infetto deve essere posto con individui idonei. Pazienti infettati dallo stesso microrganismo abitualmente possono dividere la stanza, assicurando che non siano infettati da un altro microrganismo potenzialmente trasmissibile e che la probabilità di reinfezione con lo stesso agente sia minima. Questo uso in comune delle camere, definito anche come "ricovero dei pazienti per coorte", è utile specialmente durante epidemie o quando c'è carenza di camere singole. Quando una camera singola non è disponibile e il ricovero per coorti non è realizzabile o raccomandabile, è veramente importante, ai fini della scelta della sistemazione del paziente, considerare l'epidemiologia e la modalità di trasmissione dei patogeni potenzialmente infettanti, e la tipologia della popolazione di pazienti assistiti. In queste circostanze è opportuna la consulenza con un esperto di controllo delle infezioni, prima della sistemazione del paziente. Inoltre, quando un paziente infetto divide la camera con un paziente non infetto, è anche importante che pazienti, personale e visitatori mettano in atto le precauzioni per prevenire la diffusione di infezioni, e che coloro che dividono la camera siano attentamente selezionati. Una camera singola con un trattamento appropriato dell'aria e della ventilazione è particolarmente importante per ridurre il rischio di trasmissione di microrganismi da una sorgente-paziente ad un paziente suscettibile o ad un altro individuo in ospedale, quando il microrganismo è diffuso per via aerea. Alcuni ospedali impiegano una stanza di isolamento con anticamera come misura aggiuntiva precauzionale per prevenire la trasmissione per via aerea; non sono tuttavia disponibili dati sufficientemente precisi sulla necessità di anticamera. Trasporto di pazienti infetti Maschere, Protezioni respiratorie, Protezioni per gli occhi, Schermi facciali Tradizionalmente, sebbene non ne sia stata provata l'efficacia, sono state usate maschere chirurgiche, come misure di isolamento in ospedale, quando pazienti sono stati riconosciuti o sospettati di essere infetti con patogeni diffusi attraverso vie di trasmissione aerea. Negli ultimi anni si è sviluppato un dibattito sulla scelta di attrezzature per la protezione respiratoria e sulla validità di programmi di protezione respiratoria per la prevenzione della trasmissione della tubercolosi in ospedale: attualmente, si tende a suggerire in tali casi l’adozione di dispositivi respiratori dotati di particolari caratteristiche di filtrazione (classe FFP2S FFP3SL). Camici e abbigliamento protettivo I camici sono anche indossati dal personale durante l'assistenza di pazienti infettati con microrganismi epidemiologicamente importanti: in tale evenienza, i camici sono tolti prima di abbandonare l'unità del paziente e le mani vengono lavate. Non sono disponibili tuttavia dati sufficienti circa l'efficacia dell'impiego di camici a questo fine. Attrezzature e capi di vestiario per l'assistenza al paziente Presidi medici critici riutilizzabili o attrezzature per l'assistenza dei pazienti che siano stati contaminati e che siano riutilizzabili (p.e. attrezzature che penetrano in tessuti normalmente sterili o nei quali scorre il sangue), o strumenti medici semi-critici o attrezzature per l'assistenza ai pazienti (p.e. strumenti che toccano mucose) sono sterilizzati o disinfettati dopo l'uso per ridurre il rischio di trasmissione di microrganismi ad un altro paziente; il tipo di trattamento varia in base all’oggetto e all'impiego cui è destinato. Attrezzature non critiche (p.e. quelle che toccano la cute intatta) contaminate con sangue, liquidi organici, secrezioni ed escrezioni , sono puliti e disinfettati dopo l'uso, in accordo con protocolli prestabiliti. Il materiale monouso è maneggiato e trasportato in modo da ridurre il rischio di trasmissione di microrganismi e ridurre la contaminazione ambientale dell'ospedale, ed è eliminato come rifiuto con appropriate precauzioni. Biancheria e lavanderia Piatti, bicchieri, tazze e utensili per mangiare. Pulizia routinaría e terminale.
MISURE DI ISOLAMENTO Il primo e più importante comprende le precauzioni indicate per l'assistenza di tutti i pazienti in ospedale, indipendentemente dalla diagnosi o dalla presunzione di malattia. La messa in atto di queste "Precauzioni Standard" costituisce la strategia primaria per un controllo efficace delle infezioni nosocomiali. Il secondo gruppo comprende precauzioni indicate solo per l'assistenza di pazienti specifici. Queste "Precauzioni basate sulle modalità di trasmissione" sono rivolte a pazienti riconosciuti infetti o sospetti di infezione da parte di patogeni epidemiologicamente importanti diffusi per via aerea o mediante goccioline o per contatto con cute secca o superfici contaminate. Precauzioni standard Precauzioni basate sulle modalità di trasmissione Le Precauzíoni per via aerea sono concepite per ridurre il rischio di trasmissione per via aerea di agenti infettivi. La trasmissione per via aerea avviene mediante disseminazione sia di nuclei di goccioline (residui di piccole particelle di grandezza di 5 micron o meno di goccioline evaporate che possono rimanere sospese nell'aria per lunghi periodi di tempo) che di particelle di polvere contenenti l'agente infettivo. I microrganismi trasportati in questo modo possono essere ampiamente disseminati dalle correnti d'aria e inalati o depositati su di un ospite suscettibile entro la stessa stanza o in una più lontana dal paziente infetto, in rapporto a fattori ambientali; perciò, per prevenire la trasmissione per via aerea, sono indicati accorgimenti particolari relativamente alla ventilazione. Le Precauzioni per via aerea si applicano a pazienti riconosciuti o sospettati infetti da microrganismi epidemiologicamente importanti che possono essere trasmessi per questa via. Le Precauzioni per goccioline sono concepite per ridurre il rischio di trasmissione di agenti infettivi mediante goccioline. Questa modalità di trasmissione implica il contatto della congiuntiva o delle membrane mucose del naso o della bocca di un individuo suscettibile con goccioline di grandi dimensioni (più grandi di 5 micron) contenenti microrganismi prodotti da un malato o da un portatore del microrganismo. Le goccíoline sono prodotte dall'individuo "sorgente" di infezione con la tosse, lo starnuto o il parlare o ancora durante la esecuzione di procedure come l'aspirazione e la broncoscopia. La trasmissione attraverso goccioline di grandi dimensioni richiede un contatto stretto tra sorgente e individuo ricevente, perché le goccioline non rimangono sospese nell'aria e generalmente percorrono solo piccole distanze (usualmente 1 metro o meno) tramite l'aria. Poiché le goccioline non restano sospese, per prevenire questo tipo di trasmissione non sono necessari particolari accorgimenti relativi alla ventilazione. Le precauzioni per goccioline si applicano ad ogni paziente riconosciuto o sospettato di essere infetto con patogeni epidemiologicamente importanti che possono essere trasmessi mediante goccioline infettive. Le Precauzioni da contatto sono concepite per ridurre il rischio di trasmissione di microrganismi epidemiologicamente importanti mediante il contatto diretto o indiretto. La trasmissione per contatto diretto implica contatto cute contro cute ed il passaggio di microrganismi da un paziente infetto o colonizzato verso un ospite recettivo, come avviene quando un operatore sposta i pazienti, fa loro il bagno o esegue altre attività assistenziali che richiedono un contatto fisico. La trasmissione per contatto diretto può avvenire anche tra due pazienti (p.e., per contatto attraverso le mani), con uno che funge da sorgente di microrganismi infettivi e l'altro da ospite suscettibile. La trasmissione per contatto indiretto include il contatto di un ospite suscettibile con un oggetto, usualmente inanimato, contaminato nell'ambiente del paziente. Le precauzioni da contatto si applicano su pazienti specifici riconosciuti o sospetti di essere infettati o colonizzati (presenza di microrganismi in o su di un paziente, senza segni clinici e sintomi di infezione) con microrganismi epidemiologicamente importanti che possono essere trasmessi per contatto diretto o indiretto. Pazienti immunocompromessi |
| Ultimo aggiornamento ( Sabato 03 Gennaio 2009 14:09 ) |
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